Pietracamela, Abruzzo: Una Comunità che Scommette sul Suo Futuro

La vita talvolta ci sorprende profondamente. Alcuni eventi sembrano sfuggire alla logica della routine quotidiana. Questo mio racconto narra proprio uno di questi fatti: l’incontro con una comunità speciale.

Ho sentito parlare per la prima volta di Pietracamela grazie al suo sindaco, Antonio Villani. Mi raccontò della sua idea di formulare una strategia per il borgo, di cui da poche settimane era diventato primo cittadino. Subito dopo la nostra prima videoconferenza, capii che il mio interlocutore era molto determinato a lavorare per la sua comunità. Il fatto che si fosse rivolto a me, un professionista a lui sconosciuto fino a pochi giorni prima, significava tantissimo. Capivo di avere di fronte una persona così motivata da voler superare la prassi, molto italica e provinciale, di affidarsi sempre e comunque a professionisti locali.

Il mio primo incontro con Pietracamela avvenne nel mese di gennaio. Ero in viaggio con la mia famiglia, dopo la pausa natalizia, dalla Sicilia verso la Lombardia, mia regione adottiva. Decidemmo di fare tappa in Abruzzo per “spezzare” il viaggio e, a quel punto, una visita a Pietracamela divenne quasi d’obbligo. Arrivammo nel primo pomeriggio. Il borgo, visto dai tornanti della strada provinciale 43, si presentò come un grappolo di case abbarbicate sulle pendici del maestoso Gran Sasso. Vedendolo, provai un’emozione fortissima. Accostai la macchina e volli godermi per qualche minuto quello scenario. Il paese sorge sulle pendici del Corno Piccolo del massiccio del Gran Sasso, nell’area protetta del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il terzo in Italia per estensione. Di fronte a quella visione, mille pensieri affollarono la mia mente: il perché dell’insediamento, il senso del paesaggio, la grazia malinconica di quelle “architetture senza architetti”, il desolante spopolamento che svuota l’anima delle aree interne.

Arrivati in paese, ancora prima che dagli edifici e dalle stradine, fui colpito da un suono: l’acqua. Una cascata si trova nel punto in cui il borgo originario si unisce all’area più recente. Ascoltarne lo scroscio, così potente, fu per me un vero benvenuto. Per chi come me, siciliano nato e cresciuto in paesaggi asciutti e talvolta desertici, il suono dell’acqua con i suoi mille balzi di cascata è qualcosa che si insinua così profondamente tra le pieghe della nostra insularità che, ogni qualvolta ci capita di ascoltarlo, ci colpisce e difficilmente si dimentica.

Il tempo di scaricare i bagagli, mi precipitai fuori dall’albergo con il taccuino da schizzi a esplorare e provare a riprodurre su carta frammenti dell’insediamento antico, nell’aria frizzante di inizio gennaio. Le aspettative, nate facendo qualche ricerca prima del viaggio, furono rispettate in pieno. Il borgo si presentò ai miei occhi di architetto come un susseguirsi di case, stradine, affacci e passaggi voltati: un incredibile universo di pietra dalla bellezza struggente. Oltre alla pietra, che caratterizza quasi tutte le superfici costruite, un altro elemento accompagnò la mia esplorazione solitaria: il silenzio. Quel silenzio dovuto all’abbandono, allo spopolamento per i ripetuti fenomeni migratori verso il Canada, l’America Latina, il Nord Europa o, più semplicemente, verso le città della costa abruzzese. Nel pomeriggio, un ulteriore incontro. Il Vicesindaco Corrado Bellisari e vari assessori, dopo una stretta di mano, mi guidarono nei meandri del borgo, sottolineandone le mille peculiarità e i non pochi problemi. Andammo anche fuori dall’abitato, ai Prati di Tivo, una località sciistica che vive anni di crisi, dovuti sia ai cambiamenti climatici che a criticità gestionali ancora non risolte. Oltre ai problemi, però, è il Gran Sasso, visto dai Prati, che, nell’incutere una certa soggezione, fa intuire immediatamente quanta bellezza e quanto potenziale ci sia in quel territorio.

Concluso il giro sul far della sera, dopo una riunione in Comune in cui fu possibile mettere a fuoco i temi emersi già durante il sopralluogo e le possibili azioni per intervenire, ci salutammo molto calorosamente, come ci conoscessimo da anni. Amici dopo solo due ore. Magia delle genti d’Abruzzo, magia dei “mondi minori”.

Nel giro di qualche settimana, l’opportunità di lavorare su un progetto di rigenerazione urbana a Intermesoli, frazione di Pietracamela, divenne realtà. È trascorso un anno da allora, il progetto è stato elaborato, approvato e, a fine 2022, sono stati consegnati i lavori per la sua realizzazione. L’incontro fecondo con il borgo di Pietracamela può adesso cominciare a dare i suoi frutti con la sistemazione di spazi, servizi, percorsi e, direi soprattutto, con la realizzazione del sogno di una comunità che non si arrende e scommette tenacemente sul suo futuro. O, meglio, lo progetta.