Rigenerazione Urbana a Pietracamela: Abitare il Gran Sasso. Un progetto, un cantiere, una mostra

Il corso delle cose, la vita delle persone possono cambiare, a volte grazie a connessioni impreviste ed imprevedibili, speciali.

All’inizio del 2022, infatti, in una fase di mio profondo cambiamento professionale (e quindi personale), sono stato chiamato dall’Amministrazione Comunale di Pietracamela a rispondere ad una sfida progettuale in un territorio straordinario, per me fino ad allora sconosciuto: un lembo di Abruzzo teramano sul Gran Sasso.

Il mio incarico prevedeva la riqualificazione di una serie di aree degradate e sottoutilizzate in un contesto marginale del piccolo paese di Intermesoli di Pietracamela. Un grappolo di case in pietra tra i boschi e le valli del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Poche decine di abitanti, per lo più anziani, dozzine di gatti tra i vicoli, animali selvatici per il paese, a volte anche di giorno.

Il progetto è stato abbozzato, disegnato e articolato in seguito ad una serie di sopralluoghi mirati che, di volta in volta, hanno svelato le criticità ed il potenziale di un’area che soffre di un male sempre più diffuso nelle aree interne italiane: quello spopolamento, che rende il silenzio drammatico protagonista dei luoghi. La convivenza tra la montagna (il gigante di pietra), i suoi boschi, i suoi abitanti (umani e non-umani) ha imposto rispetto e sensibilità. Così il progetto si è articolato attraverso un percorso mentale fatto di opzioni, ripensamenti, rinunce, intuizioni, fino ad approdare a scelte meditate, mature e “definitive”.

Gli interventi previsti hanno inteso migliorare spazi pubblici ormai depauperati, per garantire una maggiore accessibilità e senso di inclusione, comfort urbano, fruibilità. Tutto ciò al fine di favorire l’attrattività dei luoghi, le relazioni sociali e la vita all’aperto, in tre ambiti specifici di Intermesoli:

  1. Ambito 01. Riqualificazione dell’intera area intorno al locale polivalente denominato “ex scuola di Intermesoli”, che oggi ospita alcune attività sociali ed associazioni quali centro anziani, pro loco, Asbuc, etc. Tale ambito include anche la riqualificazione dell’accesso (adatto anche a chi ha problemi motori) alla esistente area pic-nic in prossimità dell’ex scuola sopra citata;
  2. Ambito 02. Miglioramento e completamento dell’illuminazione pubblica nella zona bassa del borgo con anche la sistemazione del bivio che porta a Fano Adriano (strada S. P. 43 A “variante”);
  3. Ambito 03. Riqualificazione dell’area ex lavatoio che ospita oggi i resti di una antica fontana ed un locale di proprietà del Comune, adibito a deposito.

Il progetto prevede la riqualificazione dei tre ambiti sopra citati attraverso un approccio leggero ed incisivo che mira a riqualificare lo spazio pubblico in modo da sanare le criticità preesistenti e attivare un percorso rigenerativo in grado di rendere il paese più attrattivo. La strategia progettuale è impostata sul dialogo schietto e serrato tra il contesto esistente ed i nuovi interventi. Le soluzioni adottate sono state via via condivise e discusse con l’Amministrazione e la comunità sia durante la fase progettuale, quanto durante la fase realizzativa. Il progetto di architettura diviene quindi una leva (sicuramente non sufficiente, ma in questo caso necessaria) per la valorizzazione dei luoghi costruiti e del paesaggio naturale. In sintesi, gli ambiti da riqualificare sono stati pensati come una vera e propria “piattaforma della comunità”:spazi identitari ed inclusivi da “abitare” e popolare con eventi ed attività all’aperto.

AMBITO 01. Per l’ambito della ex scuola gli interventi previsti hanno inteso consolidare e potenziare il ruolo di “cuore comunitario” del paese, tenendo in forte considerazione fattori come: rapporto con il contesto, senso di accessibilità ed inclusione, funzionalità. Qui il progetto, in luogo di una frana, ha introdotto un inedito “podio”, costituito da setti in cemento armato che affiorano dal terreno: un piano contemporaneo in cui la materia artificiale emerge da una fodera-basamento realizzato con pietre naturali rinvenute in cantiere. Un’allusione ai movimenti tellurici che da sempre sconvolgono queste zone e che, nel creare fratture, lasciano affiorare nuove sagome pietrificate. I paramenti sono caratterizzati da due doccioni (sempre in c.a.) dove viene convogliata l’acqua dell’impianto di drenaggio del campo, in modo da renderla visibile e da farla “cantare” quando confluirà nelle due apposite vaschette di raccolta sottostanti, realizzate in calcestruzzo lavato. Nuove pavimentazioni in pietra definiscono dei parterre minerali privi di ostacoli. La ghiaia, usata per le bordure e per alcune pavimentazioni, consente l’efficace drenaggio delle acque. Una nuova superficie polivalente, posta sul “podio”, si offre come spazio per attività ludico-ricreative. Un pergolato caratterizza lo spazio della corte ad “U” ricavata tra i volumi della ex scuola, definendo un dispositivo visivo che sottolinea ed incornicia il paesaggio boschivo. Una serie di sedili in pietra invita alla sosta ed alla contemplazione.

AMBITO 02. Qui il progetto ha previsto l’introduzione di nuovi elementi per l’illuminazione stradale. Previa rimozione degli apparecchi illuminanti esistenti ed ormai obsoleti, si è voluto dotare l’infrastruttura stradale di una serie di nuovi (e a bassissimo consumo di energia) dispositivi illuminotecnici. Nel disporre il layout di illuminazione, si è tenuto conto degli ostacoli fisici presenti (alberi, viadotto, etc.). Per tale motivo, infatti, gli apparecchi illuminanti sulla S.P. 43 A sono disposti alternativamente sui due lati della sede stradale.

AMBITO 03. L’area dell’ex lavatoio viene ripensata come un vero e proprio “hot spot” della rigenerazione. Un luogo quasi dimenticato che acquista ora una sua dignità architettonica e urbana grazie alla creazione di nuovi percorsi pedonali adeguatamente pavimentati ed illuminati. Essi prendono avvio già nel sottopasso della strada S.P. 43 a. Una nuova piccola “piazza” viene progettata nell’area compresa tra la nicchia ed il locale comunale, immaginando possa venire utilizzata per piccoli eventi culturali all’aperto, nonché come punto di arrivo di vari percorsi paesaggistici che si snodano nella valle. Il locale comunale, dopo la sua riqualificazione, potrà essere messo a disposizione di quanti ne chiederanno l’uso temporaneo. La nicchia che ospita i resti un’antica fontana/lavatoio viene recuperata tramite interventi di pulizia delle superfici. L’acqua che sgorga naturalmente diviene elemento qualificante dello spazio: raccolta in una nuova vasca in acciaio Corten, essa caratterizza con la sua presenza visiva e sonora gli spazi rigenerati. Il mascherone lapideo ed il relativo bacino sono stati ricollocati nella nuova fontana, a sancire il dialogo necessario tra storia, identità e sguardo verso il futuro.

Contrariamente al programma iniziale, che prevedeva circa sei mesi per effettuare tutte le lavorazioni, le attività del cantiere si sono protratte per circa due anni, principalmente per le pause imposte dalla neve, dalla pioggia, dal freddo e, talvolta, perfino dal caldo eccessivo.

Devo dire che tali ritardi, per quanto inizialmente frustranti, in realtà hanno dato più respiro ad una variabile fondamentale in ogni progetto: il tempo. Alla fine, infatti, avere avuto più tempo a disposizione per ripensare alcuni dettagli del progetto ha consentito di accrescere il livello di qualità dell’intervento. I sopralluoghi a cantiere fermo, a toccare con mano e rilevare parti già realizzate ed altre che non lo erano ancora, la verifica dei disegni, dei computi, i dubbi sorti nel vedere il sito in lavorazione, le discussioni con le maestranze ed i consulenti, i confronti con l’Amministrazione Comunale, hanno innescato riflessioni e ragionamenti che sono stati poi tradotti in azioni progettuali, in soluzioni e dispositivi pensati, disegnati e poi realizzati ad hoc.

Le pause, a volte lunghe anche diverse settimane, mi hanno offerto anche un’altra opportunità. La possibilità di osservare il paese, i boschi ed il cantiere al variare delle stagioni, con “l’ombra della luce” che marca in maniera diversa, da un giorno all’altro, le superfici, le modanature, i volumi. Ho visitato il paese ed il cantiere con le nebbie di novembre, con la neve che giungeva improvvisa, con i ciliegi in fiore, poi nell’afa di luglio. Talvolta al mattino presto, altre all’imbrunire. Li ho visitati e visito ancora spesso, in sogno o quando, sovrappensiero, mi soffermo su di un dettaglio che si sarebbe potuto risolvere diversamente. Mi sembra di essere ancora in quei luoghi anche quando mi capitano tra le mani i quaderni dove ho disegnato e ridisegnato ossessivamente i vari pezzi dell’intervento.

Oggi, 4 aprile 2025, il progetto (una selezione di immagini è disponibile QUI) fa orgogliosamente parte della mostra organizzata dal “Festival all’insù” (catalogo della mostra disponibile QUI) ed è esposto presso il Palazzo della cultura a Breno (BS). La mostra, che esplora l’architettura contemporanea in montagna, verrà poi temporaneamente installata presso le sedi dei partner esteri del festival a Coira (Svizzera), Bled (Slovenia) e Monaco di Baviera (Germania).

Il fatto che il progetto abbia appena cominciato un suo speciale viaggio (in compagnia di progetti di altissimo profilo) che lo condurrà lontano dai boschi d’Abruzzo e addirittura fuori dall’Italia, mi gratifica e rende felice. Quanto a me, anche se i lavori sono conclusi da mesi, di tanto in tanto mi sorprendo a schizzare sul mio taccuino nuove varianti, nuovi dettagli per Intermesoli: l’architettura vive, palpita in noi e continua a nutrirsi delle nostre idee, della nostra stessa vita.