Un Territorio da Riscoprire: l’Appennino Lombardo e l’Alto Oltrepò
Nel cuore dell’Appennino Lombardo, lungo il margine meridionale della Lombardia, oltre il fiume Po, si estende una delle aree più affascinanti e poco conosciute della regione: l’Alto Oltrepò Pavese. Un territorio montano ricco di biodiversità, storia e paesaggi incontaminati, oggi al centro di un rinnovato interesse per la rigenerazione territoriale e il turismo sostenibile.
Crisi Demografica e Opportunità di Valorizzazione
Molti dei comuni oltrepadani rientrano nelle Aree Interne con classificazione del PSN 14-22 e 23-27 come area D: aree rurali con problemi di sviluppo ed un’incidenza allo spopolamento elevato. Principali distanze dal “baricentro territoriale” lombardo: Aeroporto Milano Linate: 87’; Uscita autostrada A21 Torino-Brescia (Casteggio): 44’; Milano: 100’; Pavia: 70’; Alessandria: 70’; Piacenza: 80’. In termini di accessibilità, si evidenzia la presenza di tre diversi svincoli posti lungo l’autostrada A21 Torino-Brescia: Casteggio, Stradella e Castel San Giovanni. In termini socioeconomici, si citano alcuni aspetti particolarmente rilevanti. La popolazione è composta per il 35% da abitanti con più di 65 anni. Demografia: calo del 12,5%. lndice di anzianità superiore di almeno 4 volte quello provinciale e regionale. Agricoltura (netta specializzazione): 34% degli occupati dell’intera area. Commercio: 13,5% degli occupati. Edilizia: 12,4% degli occupati. Turismo: 8,2% degli occupati. Attività manifatturiere: 9,3% degli occupati. Reti e logistica: 4,3%. Altro terziario: 18,3 %. Durante il periodo caratterizzato dalla pandemia da Covid-19, il territorio ha subito una profonda crisi socio-economica generale.
Questi luoghi, un tempo vitali, sono oggi segnati da fenomeni di spopolamento e crisi socioeconomica, L’area dell’Oltrepò Pavese presenta oggi una situazione di carenza o frammentazione di attrezzature ed infrastrutture sociali, con impatti negativi anche sui servizi di welfare di base (istruzione e sanità). La crisi demografica genera criticità anche sul fronte delle infrastrutture e di dissesti idrogeologici sempre più frequenti e dannosi. Il silenzio è divenuto sempre più protagonista principale dei vicoli, dei sentieri, dei tanti percorsi che collegano le valli. Ma, siamo convinti, proprio dalla lettura attenta di queste criticità possono nascere nuove opportunità, a patto di valorizzare le risorse ambientali e culturali con progetti mirati e partecipati.
Biodiversità e Borghi: Gli Asset Strategici del Territorio
L’Oltrepò Pavese si distingue per i suoi borghi storici, i sentieri panoramici, i boschi millenari e le tradizioni ancora vive. Un mosaico di ecosistemi e cultura immateriale, ideale per esperienze di turismo lento: escursioni, cicloturismo, enogastronomia e riscoperta del patrimonio locale.
La biodiversità e la cultura immateriale emergono come elementi identitari chiave per la valorizzazione dei piccoli comuni dell’area. Per costruire un futuro sostenibile, è necessario un approccio integrato che connetta le diverse realtà attraverso una rete di percorsi fisici, digitali e simbolici. Nello specifico, una seria proposta di rigenerazione territoriale dovrebbe puntare alla connessione dei vari territori attraverso una trama reticolare in grado di svelare la magia ed i tesori di un contesto ancora in buona parte da scoprire. Stiamo parlando di un articolato sistema multilivello di percorsi fisici ed immateriali (anche digitali), di esperienze, di opportunità che, nel valorizzare le peculiarità ambientali e di cultura immateriale, contribuirebbero all’attivazione dei sensi, delle intelligenze e dei talenti già presenti nel territorio e altri ne potrebbero catalizzare dall’esterno.
Architettura, Spazi e Luoghi Pubblici per la Socialità
I borghi, i piccoli paesi, sono comunità, ossia un intreccio di relazioni, di esistenze, di economie che per vivere hanno bisogno di luoghi in cui riconoscersi. Biblioteche, emeroteche, luoghi di ritrovo per i cittadini, piazze, strade, vicoli sono tutte opportunità cruciali ed irrinunciabili per la vita nei piccoli centri. Tali infrastrutture sociali, fatte di edifici e spazi pubblici dovrebbero essere concepiti in modo da favorire la costituzione di una sfera pubblica partecipe ed attivamente coinvolta nella vita locale. Luoghi per l’incontro, lo scambio, la socializzazione e la contemplazione dovrebbero infatti essere creati, mantenuti, valorizzati con atteggiamento di grande responsabilità. L’architettura, in particolare, dovrebbe essere chiamata ad osservare attentamente, ascoltare i suoni, le voci, i silenzi, interrogare i muri, i selciati. Riflettere attentamente, concedersi tempo, prima di incidere nel tessuto urbano (e quindi sociale) con i suoi segni materiali. Segni che dovrebbero, credo, essere schiettamente contemporanei e riconoscibili e, nello stesso tempo, dovrebbero possedere la capacità di depositarsi tra le stratificazioni preesistenti con la consapevolezza di chi scrive -o riscrive- un palinsesto di pietra.
Progettazione Partecipata e Rigenerazione dei Piccoli Comuni
Occorre, crediamo, avviare una progettazione territoriale seria e condivisa, capace di attivare le energie locali e attrarne di nuove, coinvolgendo residenti, visitatori e nuovi abitanti. Un processo di co-progettazione tra enti pubblici, enti territoriali, imprese, associazioni, professionisti dell’architettura, della pianificazione urbana, della sociologia, dell’antropologia e del marketing territoriale.
Lo sviluppo locale dei territori oltrepadani (e, ovviamente, non solo) può avere senso e lungimiranza solo se parte dall’ascolto attento delle comunità, da processi partecipativi e di empowerment dove tutti sono protagonisti della discussione.
Solo attraverso una visione olistica e multidisciplinare sarà possibile promuovere un modello innovativo di rigenerazione dei borghi e dei piccoli contesti rurali, capace di unire tradizione e innovazione, ambiente e cultura, identità locale e apertura globale.

