Restauro architettonico e rigenerazione urbana: un percorso tra storia, progetto e memoria
Restauro, progettazione, conservazione, riuso. Queste parole definiscono non solo una disciplina, ma anche il mio cammino professionale e umano, da sempre orientato verso la rigenerazione urbana e il recupero dell’architettura storica.
L’origine di una vocazione: dal paesaggio siciliano alla città storica
Le scelte fatte in giovane età ci plasmano profondamente. Nel mio caso, lo studio dell’architettura è stato un viaggio iniziato tra i vicoli del mio paese natale in Sicilia — un insediamento cinquecentesco — e proseguito tra le strade di Palermo, dove ho affinato lo sguardo critico sul costruito.
Questi luoghi, con la loro storia stratificata, hanno acceso in me un interesse profondo per il dialogo tra antico e contemporaneo, tra ciò che è stato e ciò che può tornare a vivere.
Tesi di laurea: progettare nel costruito con uno sguardo nuovo
Alla fine del mio percorso universitario, ho scelto di lavorare su un tema che sintetizzasse le mie passioni: il restauro e il riuso architettonico. Insieme a Lilly, mia collega (oggi anche compagna di vita), ci siamo dedicati allo studio dell’ex complesso conventuale di San Domenico a Trapani, sconosciuto fino al giorno del primo sopralluogo.
Abbiamo eseguito rilievi, studiato la storia e la morfologia del complesso, sviluppato un piano di conservazione e proposto una strategia di riuso contemporaneo. Questo lavoro, seguito con grande cura dalla prof.ssa Antonella Cangelosi e dai correlatori Bruno Billeci e Vito Corte, è stato il primo vero laboratorio di rigenerazione urbana e restauro conservativo.
L’incontro con Marco Dezzi Bardeschi e il Politecnico di Milano
Durante quel periodo, ci siamo avvicinati alle teorie e ai progetti di Marco Dezzi Bardeschi, figura centrale nella cultura del restauro contemporaneo. Dopo la laurea, lo abbiamo incontrato ad Agrigento e, poco dopo, abbiamo frequentato il Master di II livello in Conservazione e Riuso del Costruito da lui diretto al Politecnico di Milano, esperienza formativa proseguita con un periodo di lavoro nel suo studio milanese.
Oggi: il recupero dell’esistente come responsabilità progettuale
Ancora oggi, in ogni sopralluogo, sento riaffiorare la stessa curiosità e rispetto verso gli edifici abbandonati, i vuoti urbani, i manufatti rurali dimenticati. Ogni spazio racconta una storia e aspetta qualcuno disposto ad ascoltarla.
Recuperare l’esistente non è solo un gesto tecnico: è un atto di cura, un modo per restituire senso e dignità ai luoghi. È offrire una seconda vita a pietre che possono tornare ad essere architettura viva, abitata, utile.

