Rigenerazione urbana e socio-economica nei borghi e nei piccoli comuni: una priorità strategica per l’Italia.

Spopolamento, crisi economica, dissesto territoriale: da decenni, molte aree interne e marginali del nostro Paese affrontano sfide comuni. Eppure, è proprio da questi “mondi minori” che può nascere una parte importante del nostro futuro sostenibile.

In Italia ci sono circa 5.500 comuni con meno di 5.000 abitanti, che rappresentano il 70% dei comuni italiani e amministrano oltre il 50% del territorio nazionale. Dati che parlano chiaro: non si tratta di una nicchia, ma di una componente strutturale del Paese.

In questo contesto, l’architettura e la rigenerazione urbana – affiancate da una visione multidisciplinare (sociologia, economia, antropologia…) – possono giocare un ruolo fondamentale nel ripensare e rilanciare queste aree.

Come intervenire? Ecco alcune azioni strategiche

✅ Ascolto attivo delle comunità
✅ Collaborazione con amministrazioni locali
✅ Apporto di esperienze internazionali
✅ Attivazione di dialoghi trasversali tra stakeholder
✅ Costruzione di partnership strategiche
✅ Elaborazione di progetti “su misura” per i territori

L’architettura dovrebbe essere chiamata in causa per leggere e interpretare i palinsesti e, infine, riscriverli. Riqualificando le superfici, ricucendo le lacerazioni e restituendo quindi spazi di vita alle comunità.

Per farlo, occorre uscire dalla zona di comfort, evitare approcci ordinari e attivare visione, progettualità e sinergie capaci di generare valore nel medio-lungo periodo.

È possibile, e si può fare. Ma serve una volontà condivisa, capacità gestionale ed una progettazione all’altezza della complessità.

Il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo delle Aree Interne (PSNAI)

A tal proposito, diventa importante fare riferimento al Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo delle Aree Interne (PSNAI), introdotto dall’art. 7 del decreto-legge 124/2023. Esso, pur con alcuni vistosi limiti (si pensi alla visione pessimistica in merito al destino di parecchi contesti periferici) è uno strumento di pianificazione fondamentale per la valorizzazione e il rilancio dei territori interni in Italia. Il documento, certamente migliorabile, mira a garantire unitarietà e coerenza politica nella strategia nazionale, promuovendo la sinergia tra risorse europee e nazionali, in coordinamento con le normative e i piani settoriali di ciascun Ministero.

Obiettivi e priorità del PSNAI

Il PSNAI definisce le priorità strategiche e gli ambiti di intervento per lo sviluppo sostenibile delle aree interne, focalizzandosi su:

  • Istruzione

  • Mobilità e infrastrutture di trasporto pubblico locale

  • Servizi socio-sanitari

Tali settori chiave sono destinatari delle risorse finanziarie statali disponibili, in coerenza con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e con i fondi europei per la politica di coesione.

Una nuova governance per le aree interne

Il documento propone un nuovo assetto di governance per l’attuazione della Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), articolato su tre livelli:

  • Livello centrale: Cabina di regia nazionale, Dipartimento per le Politiche di Coesione e per il Sud, Comitato tecnico aree interne.

  • Livello regionale/provinciale: Autorità responsabile per le aree interne, che coordina le coalizioni locali e funge da riferimento per le amministrazioni centrali.

  • Livello locale: Assemblea dei sindaci e un Ente capofila (Comune, Unione dei Comuni o Comunità montana).

Ambito di applicazione del PSNAI

Il Piano si applica a:

  • 72 aree selezionate nella programmazione 2014-2020

  • 56 nuove aree individuate per il ciclo 2021-2027

Queste zone rappresentano contesti territoriali strategici per la coesione sociale ed economica del Paese, spesso caratterizzati da criticità infrastrutturali, demografiche e di accesso ai servizi.

Aree interne, potenzialmente tutt’altro che marginali

Il Piano è quindi un documento strategico di vitale importanza che dovrebbe però sforzarsi ulteriormente di recepire gli stimoli e gli appelli provenienti da Amministrazioni, Enti, Associazioni di quelle Aree Interne che non si arrendono, così da articolare una nuova e consapevole lettura e visione dei territori “marginali”.

Questi ultimi, ne siamo profondamente convinti, dovrebbero essere finalmente messi nelle condizioni di giocare un ruolo centrale per lo sviluppo sostenibile del nostro Belpaese. E’ una bella sfida ed è auspicabile e doveroso impegnarsi attivamente per vincerla.

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