BORGHI CHE RIFIORISCONO. RIGENERARE I LUOGHI PER RIGENERARE LA VITA
A fine agosto 2025 ho avuto il piacere di tornare a Intermesoli di Pietracamela, in Abruzzo, per rivedere da vicino un progetto che ho seguito con passione: la rigenerazione urbana e architettonica di alcune aree del borgo, tra cui l’ex scuola del paese.
Rivedere quei luoghi vivi, frequentati, abitati da persone di tutte le età, è stato incredibilmente gratificante. In particolare, vedere tanti bambini giocare spensierati negli spazi che abbiamo riqualificato, mi ha fatto capire che l’architettura e la rigenerazione urbana possono (e devono) essere strumenti di coesione e rinascita sociale.
Oggi quella ex scuola ospita un piccolo punto ristoro immerso nel verde, che sta contribuendo alla rinascita socioeconomica di Intermesoli. Un esempio concreto di come, con visione amministrativa e imprenditoria coraggiosa, anche i piccoli borghi delle aree interne possano invertire la rotta.
Si tratta solo di uno scenario di fine agosto? Non credo, anzi sono convinto che, vista la tenacia e il coraggio dimostrati da amministratori e neo-imprenditori, questa sia la prova che la rigenerazione è possibile ovunque, se supportata da strumenti, competenze e fiducia nel futuro.
Mi pare evidente che, per cambiare finalmente le cose, PA ed imprenditori dovrebbero scommettere seriamente sul domani, progettandolo. Anche concedendosi un minimo di “rischio” e magari procedendo anche fuori da “zone di comfort” che spesso si rivelano controproducenti. E percorrere nuove strade con fiducia, facendosi accompagnare da chi possiede strumenti, esperienze e competenze.
L’esempio di Intermesoli assume un significato particolare in quanto, proprio negli stessi giorni della mia visita, i Vescovi Italiani hanno pubblicato una Lettera aperta al Governo e al Parlamento, di cui si riporta uno stralcio a seguire.
“(…) Chiediamo perciò che venga esplorata con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle aree interne. Sollecitiamo le forze politiche e i soggetti coinvolti a incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, valorizzando un sistema di competenze convergenti, utilizzate non più per marcare differenze, ma per accorciare le distanze tra le diverse realtà nel Paese. Chiediamo altresì di avviare un percorso plurale e condiviso in cui gli attori contribuiscano a costruire partecipazione e confronto così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico.
Riteniamo, inoltre, che si debba ribaltare la definizione delle aree interne, passando da un’esclusiva visione quantitativa dello spazio e del tempo – in cui è ancora il concetto di lontananza centro-periferia a creare subalternità – a una narrazione che lasci emergere una visione qualitativa delle storie, della cultura e della vita di certi luoghi: si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina.
In questi luoghi in cui la vita rischia di finire, essa può invece assumere una qualità superiore: guardarli con lo stesso spirito con cui ci si pone al capezzale di un morente sarebbe – oltre che segno di grave miopia politica – un torto fatto alla Nazione intera, poiché un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio – per nulla ipotetico – di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto.”
Come non essere d’accordo? Il PSNAI deve essere rivisto e recepire certamente tali istanze, insieme ad altre osservazioni ed appelli che in questi mesi sono stati fatti da esperti, studiosi, professionisti che conoscono profondamente le “aree interne” e che credono, dati alla mano, nel loro potenziale sostenibile.
Contributi importanti e necessari che mirano a generare consapevolezza e fiducia verso l’universo dei “mondi minori” italiani. È in gioco il destino di un pezzo fondamentale del nostro Paese.
Lettera aperta al Governo e al Parlamento
Maggiori informazioni sul progetto ex scuola Intermesoli
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